IL CIMITERO DEI COLEROSI DI BARRA

L'ingresso al cimitero dalla strada

l'ingresso fotografato dall'interno

Uno dei loculi ancora in buono stato di conservazione

 

Alcuni amici mi hanno chiesto di parlare del Cimitero dei colerosi che si trova in Via Carceri Vecchie (Cupa Sant’Aniello). Questo luogo si può definire un “Monumento” dimenticato.

Nel 1836, quando si sparse la notizia che c’era l’ennesima epidemia di colera (che durò dal 24 ottobre 1836e terminò il 26 luglio 1837), per non seppellire questi corpi infetti nelle chiese; l’editto del Sant Clod che imponeva ai Comuni la costruzione di cimiteri e quello borbonico del 1817 di non seppellire più i morti nelle chiese ma nei cimiteri lontani dall’abitato. Anche se quest’altra ingiunzione non fu del tutto disattesa, Barra non aveva ancora un cimitero quando scoppiò l’epidemia. Le Giunte comunali di Barra, Ercolano (allora Resina), Portici, San Giorgio a Cremano e San Giovanni a Teduccio, riunitesi d’urgenza si consorziarono, e acquistarono, per seppellire i colpiti dal morbo, un terreno di proprietà di Andrea Ascione in località Sant’Aniello pagandolo 698 ducati. Il costo del terreno fu diviso Comune per Comune secondo il numero degli abitanti.

Una volta costruito il cimitero, l’amministrazione fu affidata al Comune di Barra perché era Capoluogo di Circondariato. L’unione di queste amministrazioni comunali fu lungimirante perché il colera si ripresentò nel 1838, 1854, 1865, 1873 e nel 1884.

Il primo defunto interrato in questo cimitero 30 maggio 1837, fu una donna di Barra, Maria Parlati.

Nel 1838 colpito da colera a Portici morì lo scienziato Macedonio Melloni e fu sepolto in questo cimitero, dove c’è ancora il cippo che lo ricorda. Moltissimi sono i manufatti di marmo ancora visibili alcuni in grave stato di conservazione altri si potrebbero recuperare. Con uno sforzo dell’amministrazione comunale di Napoli, sarebbe possibile il recupero di questo monumento, dove dalle scritte sui loculi si legge la vita e la morte di quegli anni. E con l’apertura al pubblico farne partecipi i cittadini.

Nel 2006 insieme con altri amici facemmo pulire di tutte le erbacce, tramite il Comune di Napoli, il cimitero, c’era poi in previsione di far intervenire L’assessorato ai Cimiteri e la Sovraintendenza ai monumenti, fu raggiunto con noi un intervento, poi … Tutto rimase fermo.

Quest’invito degli amici di “raccontiamocibarra”, di parlare di questo cimitero, lo vorrei trasformare in un appello ai cittadini di Barra, per promuovere una campagna per il ripristino di questo monumento.

Altro manufatto in buono stato

Oggi le erbacce lo hanno invaso nuovamente

La pietra che copre la sepoltura di Macedonio Melloni

L’interno del cimitero, dopo la pulizia del 2006
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